Alessio Miccichè, non sento il bisogno di spiegare tutto

ADM Project torna con “Bugie di Cera”: il nuovo viaggio strumentale firmato da Alessio Miccichè. Dopo i recenti lavori pubblicati, ADM Project, il progetto musicale ideato dal chitarrista e compositore Alessio Miccichè, annuncia l’uscita del nuovo singolo strumentale “Bugie di Cera”, disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Un brano che racconta la fragilità delle illusioni e il momento in cui ogni certezza costruita su apparenze inizia inevitabilmente a incrinarsi. Un percorso musicale intenso e cinematografico, nel quale ogni strumento contribuisce a costruire una narrazione capace di parlare direttamente all’ascoltatore.

La firma autoriale e produttiva La composizione nasce dalla visione artistica di Alessio Miccichè, autore della musica, delle parti di chitarra e dell’arrangiamento generale del brano. A dare voce alle emozioni del pezzo è il sassofono di Luca Roseto, autore delle linee melodiche dello strumento, che con un’interpretazione intensa e profondamente espressiva diventa il protagonista della narrazione musicale. Le sue melodie dialogano con la chitarra creando un equilibrio fatto di tensione, delicatezza e profondità emotiva.

A sostenere questo dialogo interviene il basso di Roberto Pace, autore delle linee di basso, che costruisce una base solida ed elegante, contribuendo a dare dinamica, calore e carattere all’intera composizione. Federico Ramoni alla batteria, protagonista di un’esecuzione dinamica e misurata che accompagna il brano con grande sensibilità.
A impreziosire ulteriormente Bugie di Cera c’è la delicata interpretazione vocale di Izie Odi, i cui cori, si fondono con gli strumenti come un’ulteriore tessitura sonora.
Le sonorità di Bugie di Cera fondono rock melodico, atmosfere ambient e suggestioni progressive, dando vita a una composizione ricca di sfumature e ricerca sonora. Il risultato è un brano che invita ogni ascoltatore a trovare il proprio significato, lasciandosi guidare esclusivamente dalle emozioni suscitate dalla musica.

“Bugie di Cera” è un titolo molto evocativo. Perché hai scelto proprio la cera come metafora delle illusioni?
Perché la cera dà l’idea di qualcosa che sembra avere una forma precisa, ma che in realtà può cambiare o sciogliersi facilmente. Mi sembrava un’immagine adatta al concetto che avevo in mente.

La cera può conservare una forma, ma può anche sciogliersi e trasformarsi. Quanto rispecchia questo concetto il messaggio del brano?
Molto. È proprio questo contrasto tra qualcosa che sembra stabile e qualcosa che invece può trasformarsi da un momento all’altro ad avermi colpito.

Nel pezzo sembra emergere il momento in cui una realtà costruita sulle apparenze comincia a mostrare le proprie crepe. È un tema legato a un’esperienza personale o preferisci lasciarlo all’interpretazione dell’ascoltatore?
Preferisco non legarlo troppo a un’esperienza precisa. Il brano per me ha una sua linea espressiva, ma mi piace lasciare a chi ascolta la libertà di riconoscersi dentro la musica in modo personale.

La musica accompagna questa idea senza imporre una spiegazione precisa. Quanto ritieni importante lasciare all’ascoltatore la libertà di trovare il proprio significato?
Per me è molto importante. Non sento il bisogno di spiegare tutto: a volte è più interessante lasciare che sia l’ascoltatore a costruire il proprio significato attraverso quello che sente.

Quando ascolti oggi “Bugie di Cera”, il significato che avevi inizialmente attribuito al brano è rimasto lo stesso oppure è cambiato nel tempo?
Il brano in realtà è nato più di dieci anni fa, quando lo suonavo con il mio precedente gruppo. Poi è rimasto nel cassetto per molto tempo, finché non ho avuto l’occasione di riprenderlo. All’inizio aveva una forma diversa, anche se la dinamica di fondo era già simile. Nel tempo è cambiato molto, ma ascoltandolo oggi sento che rispecchia pienamente il mio stile musicale attuale.

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