Enrico Gal, navigare a piccoli passi in questi mari burrascosi è la cosa migliore

Enrico Gal, cantautore ferrarese, scrivere è da sempre la sua esigenza. Trasferire le parole in musica è la forma più sincera che ha per dare armonia alle proprie introspezioni.
Canzoni che parlano del vissuto in prima persona, con una cinica ma sincera critica alla società.
Riflessivo, ispirato e maturo, dal sound genuino e viscerale.
Un giusto mix tra vecchia e nuova scuola cantautorale italiana, che si sposa alla perfezione con il concetto di musica fruibile a tutti, anche grazie al linguaggio moderno ed allo stampo pop/folk/indie, un vero e proprio manifesto di emozioni e pensieri espressi con una sensibilità rara.
Nel 2024 pubblica i primi due singoli “Un secondo” e “Abbagli”, produzione artistica a cura di Michele Guberti, distribuiti e promossi da (R)esisto Distribuzione.
A fine 2025 completa la registrazione del primo EP “Navigo a Vista”, presso il Magiari Sound Factory Studio di Ferrara, in uscita il 10 aprile 2026 per (R)esisto, con il supporto della direzione artistica di Massimiliano Lambertini, prodotto da Michele Guberti, che contiene lo splendido ed emozionante brano “Controluce” feat Omar Pedrini.

Benvenuto Enrico, “Navigo a Vista” è il tuo debutto. Perché proprio questo titolo ?
È una fotografia del mondo e di quello che vedo. Va tutto molto veloce. Penso che navigare a piccoli passi in questi mari burrascosi sia la cosa migliore.

Quale brano si adatterebbe ad un video ?
Sicuramente il brano con Omar Pedrini. “Controluce” sarebbe perfetto per mettere il sigillo ad una collaborazione a mio avviso bellissima.

Chi è Enrico Gal nel tempo libero?
È una persona che studia Filosofia, ama l’arte e riflette molto. Cerco di tenere il cervello il più allenato possibile.

Parlaci della Copertina dell’Ep !
La copertina è una fotografia che ho scattato sul Mar Nero in Bulgaria. È molto emblematica perché, io ero in vacanza, ma dall’altra parte della costa si stava combattendo la guerra in Crimea. Ha un significato che racchiude bene il titolo dell’Ep. A seconda della prospettiva con la quale guardiamo le cose cambia radicalmente tutto.

Preferisci testi in italiano o in inglese ? E perchè ?
Preferisco scrivere nella mia lingua, è la forma che ho per dare sicuramente piú importanza alle parole e sapere anche che peso hanno all’interno del testo. In inglese non mi spingerei così in fondo, sarebbe un esercizio di riscrittura mentale e traduzione. Poi ben venga chi scrive in inglese, ad ognuno il suo!

Che cosa ne pensi della scena musicale italiana in generale ?
C’è molta critica da parte delle generazioni passate verso i nuovi generi. Posso parlare per la branca cantautorale e penso che ben venga mischiare o sperimentare, ma cercando di mantenere almeno identità. Non farlo perché è “moda” un certo suono

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